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Dragut

All’alba del 4 Luglio 1549, quattro galee e diciassette galeotte al comando del pirata turco Dragut si presentarono davanti a Rapallo, cittadina del golfo del Tigullio, pronte ad assalirla mentre la popolazione era ancora addormentata. Lo sbarco avvenne in tre punti diversi: identificabili con la zona delle Nagge, il centro del Lungomare e la zona vicino alla Porta delle Saline (le tre località sono facilmente riconoscibili sulla mappa del gioco).
L’attacco dei pirati fu reso ancor più semplice dall’assenza di fortificazioni, di difese e di guarnigioni, nonostante la richiesta del Senato genovese che già ad aprile chiedeva di mantenere l’allerta in tutto il Levante dopo aver avuto notizia della presenza del corsaro nel Mediterraneo occidentale. Tutto avvenne in modo così improvviso che i cittadini non riuscirono ad organizzare una qualsivoglia forma di resistenza, l’unica possibilità fu la fuga repentina verso le colline. L’unico episodio di coraggio degno di essere menzionato dalle cronache del tempo avvenne ad opera di un giovane rapallino, tale Bartolomeo Maggiocco, il quale riuscì a liberare la ragazza amata, Giulia Giudice, che già era stata catturata dai turchi nei pressi della già citata Porta delle Saline.
L’evento eroico venne ritratto in una tela dal pittore Giovanni Grifo appesa nel Salone Consiliare del Comune di Rapallo.
A Bartolomeo Maggiocco venne intitolata la via che, guardando le colline, corre alla destra del torrente San Francesco.

Ma torniamo alla giornata del 4 luglio: il bottino del saccheggio di Dragut a Rapallo consisteva in  un centinaio di cittadini, per lo più ragazze, fatti prigionieri e portati a forza sulle galee, per essere venduti al fiorente mercato degli schiavi. Il resto degli oggetti razziati veniva abbandonato sulle spiagge e depredato dai pescatori delle città vicine!

Così scriveva al Senato il 4 luglio del 1549 messer Calvo Senestraro, podestà di Rapallo:
«Mi dole bene dare tal nova a V.S. Ill.me; tamen (tuttavia) al seguito non si può far altro. E' capitato qui questa mattina innanzi l'alba con vele ventuna, fra le quali era galere e galeote e fuste, e posto in terra tutta la fanteria in un poco spazio, che se non fosse stato le guardie di questo, tutti sarebbero stati preisi et io miracolosamente per due volte da loro scappato però con gippone a mala pena Dio laudato. Il danno seguito è assai. Ognuno è restato nudo. Dei morti e presi sono pochi, per quanto fino a qui posso intendere. Però alla giornata ne darò più distinto avviso a V.S. Ill.me, alle quali adesso più che mai mi raccomando umilmente».

In quella giornata i pirati erano entrati nella casa del podestà, dopo aver razziato ogni bene, erano corsi nell’abitazione del reverendo Domenico Della Torre, prevosto della vicina chiesa di S. Stefano che era stato brutalmente ucciso. Per ben due volte il podestà aveva rischiato di venire catturato dai pirati, ma era riuscito fortunosamente a mettersi in salvo. La reazione genovese si concretizzerà con la costruzione del Castello di Rapallo qualche anno dopo.